mercoledì 18 dicembre 2013

Gli sforzi che vengono dal cuore

Daisaku Ikeda

Lo sviluppo sostenibile è stato definito come un tipo di sviluppo che soddisfa le necessità del presente, senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare le proprie. Esso investe aspetti diversi come la pace, l'integrità ecologica, i diritti umani e a noi chiede di ridefinire il nostro concetto di "progresso".

Se vuol offrire a tutti la possibilità di apprendere i valori, il comportamento e il modo di vivere necessari a una trasformazione sociale positiva, l'educazione per lo sviluppo sostenibile deve occupare un posto centrale nello spettro delle iniziative educative..... 
La nostra sopravvivenza dipende in maniera cruciale dalla realizzazione di un profondo cambiamento negli stessi esseri umani; solo riorientando la vita interiore dell'umanità potremo affrontare le spaventose sfide che abbiamo davanti. 

In una precedente occasione, ho proposto questi tre attributi del cittadino globale: 
- La saggezza di percepire l'interconnessione della vita e dei viventi; 
- Il coraggio di non temere o negare le differenze, ma di rispettare e sforzarci di capire le persone di culture diverse e di crescere grazie agli incontri con loro; 
- La compassione di conservare un'empatia dell'immaginazione che vada oltre il proprio ambito immediato per abbracciare chi soffre in luoghi lontani ...



Credo che il nucleo dell'educazione per lo sviluppo sostenibile debba consistere nel far crescere e rafforzare queste qualità. 
In una prospettiva buddista, il nostro compito più urgente è quello di capire le forze che operano all'interno del cuore umano e portano le persone a compiere l'azione, fondamentalmente autodistruttiva, di distruggere e minare alla base l'armonia con l'ambiente naturale e gli altri uomini. 

Il Buddismo definisce l'incapacità di riconoscere la realtà della nostra interconnessione e interdipendenza come "oscurità fondamentale" o ignoranza. Significa ignorare la rete di interdipendenza che sostiene il nostro esistere nel mondo. È l'incapacità o il rifiuto a percepire le catene di causa ed effetto grazie alle quali le nostre azioni influenzano il nostro ambiente e alla fine si ripercuotono sulla nostra stessa vita..... 

Makiguchi ha notato che se gli esseri umani non possono creare la materia, possono però creare valore. 

Ha visto nello sviluppo della saggezza la chiave per accrescere le capacità dei bambini a fare del mondo un posto più sano e più bello, un posto migliore. 
Credo che questa intuizione, che cioè la nostra capacità di creare valore non sia intrinsecamente vincolata alle risorse fisiche di cui disponiamo, vada dritta al cuore del concetto di sostenibilità: dove troviamo la saggezza per fare di più con meno?

La chiave di questa sfida è andare a guardare la natura del desiderio umano: stiamo controllando i nostri desideri o siamo controllati da loro? Usando le parole di un sutra, siamo i maestri della nostra mente o è la mente la nostra maestra? Il Buddismo insegna che i desideri possono essere trasformati. La sete di giustizia è un desiderio. Lo è altrettanto il desiderio di liberare il mondo da un'inutile sofferenza. Le qualità del coraggio, della saggezza e della compassione a cui ho accennato poc'anzi possono liberare queste elevate forme di desiderio, stimolando così la riflessione, l'azione e la trasformazione. 
Il successo del "Decennio dell'educazione per uno sviluppo sostenibile" dipenderà dalla sua capacità di toccare la vita della gente a questo livello profondo. 
Gli sforzi per il futuro che vengono dal cuore hanno il potere di cambiare il mondo.

D. Ikeda, "L'educazione per uno sviluppo sostenibile", Nuovo Rinascimento n. 320, 2005

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