giovedì 4 aprile 2013

Philip K. Dick - Fantascienza, Stati Uniti ... un po’ di storia

1977: Intervista a Philip K. Dick, un autore di Fantascienza che ha rivoluzionato il genere e che mi sta molto a cuore.
E' scomparso 30 anni fa.


(Video: Intervista del 1977 )
Trascrizione dell'intervista:

Molto apprezzato in Francia, Philip K. Dick spiega che negli Stati Uniti il suo statuto è molto diverso.

Per molto tempo negli Stati Uniti il genere Fantascienza era soprattutto destinato agli adolescenti o a lettori “un po’ perturbati”. Gli editori prediligono sempre i romanzi con contenuti morali irreprensibili, dai criteri molto stretti: niente sesso, niente violenza, etc .
Gli autori come lui sono quindi costretti a scrivere libri senza sesso, violenza, né tanto meno riflessioni profondi. Devono scrivere storie di avventura di tipo Space Opera, cioè western del futuro.
La pressione è molto forte. La fantascienza come genere letterario si trova così allo stesso livello dei "romanzi rosa", cioè nel gradino più basso della scala.
Spiega che ultimamente (1977) la situazione è un po’ migliorata in quanto anche nell’ambito universitario si sta scoprendo questo genere di letteratura (pubblicazioni universitarie e alcuni corsi sul tema).
Da l’esempio di uno dei suoi libri che viene citato in un corso sul romanzo moderno (non specificamente di SF), ma i pregiudizi rimangono comunque forti.
Come tutti gli scrittori di quel genere Dick ha cominciato nella Pulp Fiction, pubblicato nelle riviste di Amazing Stories, del resto non si aspettava di più e quindi i pregiudizi non lo infastidivano. Tutto ciò era normale.
Era allora commesso in un negozio e quindi abituato ad essere sgridato e comandato. Essere un autore sgridato e comandato era ugualmente normale! ...

Scopri però che in Europa, e in particolare in Francia, la fantascienza veniva presa sul serio. Gli autori di fantascienza non vi erano considerati come autori di basso livello e ne fu rallegrato. Anzi, era sbalordito. E anche il suo agente! Ha quindi cominciato a incontrare dei francesi che venivano a trovarlo, tra cui una persona che scriveva una tesi su uno dei suoi romanzi, e per lui era davvero incredibile constatare che la SF era presa così sul serio.

Per quanto riguarda il suo lavoro, egli stesso era convinto di aver scritto romanzi “seri” ma non avevano mai avuto successo negli Stati Uniti. Il massimo raggiunto delle sue vendite fu con Solar Lottery (Lotteria dello spazio 1955) con 300.000 copie.
The Man in the High Castle (La svastica sul sole o L'uomo nell'alto castello 1962) ha superato oggi (1977) le 300.000 copie vendute. Ma generalmente un romanzo americano di SF non supera mai le 50.000. Per un paese immenso come gli Stati Uniti ciò rappresenta un infima parte dei lettori. Poi ci sono eccezioni, grossi successi, ma avviene in genere quando l’editore lancia una vasta campagna di pubblicità. Si tratta sempre per lo più di una storia semplicistica come una malattia venuta dallo spazio ad esempio. Idee arcaiche.. le storie interessanti sono scomparse, i romanzi che si vendono sono quelli sulla linea di H.G Wells.



"Come autore serio, ciò che di più mi ha motivato, è la reazione dei francesi leggendo i miei libri. Tutto è iniziato tra il 1964 e il 1968. Nel 1964 le edizioni Opta mi contattarono perché volevano pubblicare tutti i miei romanzi. Tramite la nostra corrispondenza ho sentito che avevano una visione diversa dei miei libri e della SF in generale,. E fu questo a spingermi a scrivere romanzi più seri, perché sapevo che avrebbero avuti anche lettori più seri.
La prima volta che comprai negli Stati Uniti il mio primo romanzo pubblicato qualcuno mi disse: "Ma lei legge questa roba?" E io: "Non solo li leggo, in più li scrivo". Mi dicevano: "Dovresti scrivere roba più seria, basta con la SF e mettiti alle cose serie!" Cioè libri “importanti”. Ma io facevo del mio meglio, scrivevo romanzi più profondi e fantasiosi che potevo. Poi li facevo pubblicare sperando di trovare un pubblico. Ma c’è una grande differenza tra l’interesse dei francesi per la SF e quello degli americani. Quello dei francesi è molto apprezzabile. Non avrei mai potuto continuare la mia carriera senza l’aiuto economico e psicologico del pubblico francese.

Gli Stati Uniti hanno un grande difetto, che in Francia non esiste: gli americano sono profondamente anti-intellettuali, s’interessano soltanto ai romanzi che difendono le loro idee. Nella Fantascienza si tratta principalmente di idee. Questo anti-intellettualismo americano impedisce loro di interessarsi alle idee immaginative e ai concetti intellettuali.
Un altro aspetto del mio lavoro, che mi differenzia da altri autori, è che sono cresciuto a Berkeley, e la mia educazione non si è limitata affatto alla lettura dei romanzi SF scritti prima dei miei, quelli di Van Vogt, Heinlein, Padgett o Bradbury. Berkeley è una città universitaria e ho letto Flaubert, Stendhal, Balzac, Proust, e gli autori russi influenzati dai francesi come Turgheniev. Ha letto romanzi giapponesi contemporanei i cui autori ammiravano il realismo francese.
La mia popolarità in Francia è dovuta in gran parte al fatto che i romanzi realisti, molto “tranches de vie” (quadro di vita vissuta), che ho scritto, sono per lo più ispirati ai romanzi realisti del diciannovesimo secolo. I miei romanzi preferiti sono Madame Bovary, ma anche Il rosso e il nero di Stendhal, o Padri e figli di Turgheniev. In un certo senso ciò che so del romanzo non l’ho imparato dagli americani ma dai francesi. Quindi può avere una sua logica il fatto che piaccia ai francesi!

Uno dei miei romanzi, The Simulacra (I simulacri, 1964), contiene 15 o 16 protagonisti, come nei romanzi di certi autori come Balzac. Io ne sono influenzato, molto più di altri autori americani.

Nella Fantascienza americana (e anche nei suoi lettori) c’è una grave deficienza: l'isolamento dalla grande letteratura mondiale. Funziona a circuito chiuso. Un autore di SF è sempre un vecchio fan di SF che ha letto soltanto romanzi di SF. Quando si mette a scrivere s’ispira unicamente alla letteratura SF .. ma siccome io ho avuto la fortuna di vivere a Berkeley, che è un centro intellettuale, attivo quanto altri dello stesso genere nel mondo, ho meno limiti dei miei amici autori di SF."

Liberamente tradotto da Catherine

Tutto Philip K. Dick al cinema


Philip K. Dick al cinema

Si potrebbe quasi affermare che i "Dick movies" costituiscano un sottogenere del cinema di fantascienza, tanti sono i film palesemente tratti da racconti e romanzi dello scrittore statunitense Philip K. Dick (tutti ristampati in Italia da Fanucci), mentre non si contano le pellicole di fantascienza che devono molto all'immaginario dickiano, tra gli ultimi la trilogia di Matrix e prima ancora Terminator. Ecco una breve guida ai "Dick movies".

Blade Runner (1982)
Diretto da Ridley Scott e interpretato da Harrison Ford, Blade Runner è considerato il miglior film ispirato da Philip K. Dick. Il romanzo da cui è tratto è Il cacciatore di androidi (intitolato anche Ma gli androidi sognano pecore elettriche?), pubblicato per la prima volta nel 1968.

Total Recall - Atto di forza (1990)
Dopo Blade Runner è tra gli adattamenti più apprezzati dal pubblico e dalla critica. Il regista è l'olandese Paul Verhoeven. Protagonisti del film tratto dal racconto Ricordiamo per voi (1966) sono Arnold Schwarzenegger e Sharon Stone.

Confession d'un Barjo (1992)
Film francese tratto dal romanzo Confessioni di un artista di merda (1975). Il regista Jérôme Boivin dirige la pellicola destinata all'oblio.

Screamers - Urla dallo spazio (1995)
Più apprezzato dal pubblico che dalla critica, Screamers di Christian Duguay, è un adattamento del racconto Modello due (o Second Variety, 1953). Un buon cast e alcune suggestioni che rendono giustizia al genio di Dick, come la rappresentazione di un mondo post-atomico paranoico, dove i nemici più temibili sono addirittura i bambini.

Impostor (2002)
Chi l'ha visto? Quasi nessuno. E nessuno si è perso un granché.Gary Fleder (La giuria) dirige uno dei peggiori adattamenti di un racconto di Dick. Ma il tema è di quelli che più dickiano non si può: il rapporto mai risolto tra androidi, alieni ed esseri umani. Protagonista Gary Sinise.

Minority Report (2002)
Voluto fortemente dalla coppia più potente di Hollywood Tom Cruise/Steven Spielberg, Minority Report (tratto da Rapporto di minoranza, 1956) ripropone una delle storie più politiche di Philip Dick, e purtroppo, in questo caso la realtà rischia di avere il sopravvento sulla fantasia dickiana.

Paycheck (2003)
John Woo e un cast di stelle (Ben Affleck, Uma Thurman,Paul Giamatti, Aaron Eckhart) a quanto pare non sono sufficienti a evitare il flop di Paycheck (da un racconto del 1953, I labirinti della memoria), vincitore persino di un Razzie Award per il peggiore attore protagonista, l'ineffabile Ben Affleck.

Next (2007)
Il racconto Non saremo noi ha per protagonista un uomo capace di prevedere e modificare gli accadimenti futuri, che l'Fbi vuole ingaggiare per combattere una potente organizzazione terroristica. La pellicola è diretta
da Lee Tamahori (007 - La morte può attendere).
Nel cast Nicolas Cage, Julianne Moore e Jessica Biel. 

Fonte: www.menstyle.it

Oltre a Matrix, altre opere cinematografiche sono state liberamente ispirate dall'opera di Philip K. Dick: Brazil, Truman Show, ExistenZ, Southland Tales, Cypher .. la lista è lunga.
A proposito di Matrix, ricordiamo un altro intervento di Philip K Dick al festival della fantascienza, sempre in Francia, e sempre nel 1977:

Philip K. Dick svelò la vera Matrix nel 1977?

Nessun commento:

Posta un commento